CONFERIMENTO CITTADINANZA ONORARIA A SIMONA BASSANO DI TUFILLO


Comune di Tufillo Consiglio Comunale Straordinario del 9 agosto 2008.
Conferimento cittadinanza onoraria a Simona Bassano di Tufillo.

Alla fine dell’800, le potenze europee si erano spartite tutti i territori del continente africano, ma ne avevano occupato solo le zone costiere. Ignorando le caratteristiche geografiche ed antropologiche dell’Africa interna, questa venne indicata sulle carte con un’espressione generica: “Hic sunt leones”: luoghi abitati dai leoni, o più semplicemente luoghi selvaggi. In tempi molto più recenti, all’inizio del XXI secolo, nel Piano di Sviluppo della Regione Abruzzo, la vallata del Trigno è stata raffigurata come una semplice “zona bianca”, ovvero senza nessuna vocazione particolare, quasi che fosse disabitata, una moderna versione del famoso: “Hic sunt leones”. Le popolazioni di questa parte dell’Abruzzo, da secoli, vivono in una condizione di marginalità. Esse sono state ridotte ad una rovinosa subalternità culturale, economica e politica. Sin da piccoli, si viene indotti a pensare che la storia non sia mai transitata né possa mai realizzarsi da queste parti, come se il fato ci avesse consegnati in eterno ad sorta di umanità minore. Il lavoro, la cultura ed il potere (nel senso del poter fare) figurano sempre altrove, fuori delle nostre case, al di là dei nostri campi, oltre i confini del nostro mondo. Da noi la dignità personale, il pieno esercizio della cittadinanza, il senso nobile dell’amor proprio, della fiducia nelle proprie capacità, vengono interpretati come un lusso riservato ai pochi che se li possono permettere. Nella consapevolezza che questi pregiudizi minano alle radici ogni possibilità di rinascita delle nostre comunità, l’Amministrazione comunale di Tufillo, da qualche tempo, onora pubblicamente e sottolinea i meriti dei propri cittadini, che, affermandosi nei campi del sapere, del lavoro o della difesa dei diritti civili, pongono il loro ingegno a servizio della società. Siamo consapevoli che, per dare un colore a queste “zone bianche”, bisogna sostituire al pigro fatalismo l’etica dell’impegno, alla rassegnazione l’ottimismo, all’attitudine alla rinuncia la cultura del fare. Queste iniziative vogliono fungere da stimolo in tal senso. Oggi, questo Consiglio comunale, non intende celebrare un puro evento mondano, spera di comunicare una rinnovata speranza a partire proprio dall’esempio di coloro che hanno operato con impegno e creatività. Per troppo tempo si è abdicato a questo compito, per troppo tempo lo si è affidato ad altri, per troppo tempo si è ritenuto normale non svolgerlo. Nel corso della seconda metà del XVIII secolo, in tempi forse ancor più difficili dei nostri, quando il nostro paese contava nemmeno cento abitanti, i marchesi Bassano di Tufillo, hanno attuato l’unico grande progetto di rinnovamento urbanistico verificatosi in questo paese: hanno edificato il Palazzo Bassano, ora sede del Comune, hanno contribuito alla realizzazione di Fontana Grande, ed alla ristrutturazione della chiesa di Santa Giusta. Simona Bassano di Tufillo nella sua attività pubblicistica ha affrontato in modo originale alcune tematiche di rilevante valore civile.
Nel suo primo libro, Burqa, ci ha narrato in chiave satirica gli effetti “tragicomici” derivanti dall’utilizzo del burqa nelle relazioni sociali. Ha mostrato - con levità - come la sottrazione del corpo femminile al dominio pubblico, produce per conseguenza logica l’immediato declassamento sociale della cittadina-donna. Senza corpo è impossibile  esistere: non si può essere né intelligenti né stupide, né giovani né vecchie. Il burqa le sublima in forme indifferenziate, in fantasmi tutti uguali confinati in una sorta di supposta esistenza, come di tante parole senza alcun significato. In una sorta di paradosso vivente.

Nel secondo libro, Star Trash, viene affrontata l’emergenza dei rifiuti in Campania. Ma tale emergenza - in realtà – è usata a pretesto per denunciare le meschinità ideologiche ed i problemi dell’intera società italiana e della meridionale in particolare. Essi vengono illustrati, senza camuffamenti metaforici, nei dialoghi e nelle situazioni in cui fungono da protagonisti i sacchetti della spazzatura. L’autrice, con l’arma dell’ironia, conduce una critica vigorosa al razzismo, all’eterna emergenza meridionale, alla criminalizzazione dei più deboli, alla manipolazione dell’informazione attuata ad arte per meglio salvaguardare gli interessi di pochi.
In fondo il destino di quelle donne e di quei sacchetti non è molto diverso da quello delle nostre genti. Invisibili alla grande storia, ignorate dai grandi circuiti dell’informazione o semplicemente connotate come “il problema delle zone interne”.
Gente senza volto, condannata ad una cittadinanza di genere minore, con sempre maggiori difficoltà d’accesso alla salute, allo studio, alla propria realizzazione personale.
Ma dentro ogni burqa ed ogni sacchetto di rifiuti c’è un mondo vivo. Il nostro mondo, fatto di giovani e di vecchi, di donne e di uomini che non vogliono rassegnarsi a vivere emarginati e negletti. Un mondo che, a dispetto di chi lo relega in una sorta di necropoli per esseri viventi, rivendica il proprio diritto all’esistenza, la propria sete di cittadinanza.
La nostra speranza è quella di togliere il burqa non solo a Jamila ed alle altre donne afgane, ma anche quello che hanno imposto a noi stessi.
(© A cura del Prof. E.Marcovecchio)

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