TRA IL SACRO ED IL PROFANO "IL GRANDE FUOCO"
LA FARCHIA DEL 24 DICEMBRE







IL PRESEPE VIVENTE DI TUFILLO
Il
Presepe di Tufillo, nella forma attuale, non ha una lunga tradizione. Quest’anno
(2008)
celebra la sua quarta edizione ed è allestito ancora una volta dai giovani
del gruppo parrocchiale. Al di là della poetica insita nelle
rappresentazioni della natività di Gesù, ormai capillarmente presenti in
tutti i paesi, il nostro Presepe esprime un fascino particolare, che ne
costituisce anche l’originalità. Esso è collocato nel nucleo antico del
paese, per intenderci, quello plebeo delle stalle o cantine scavate nella
roccia e pavimentate con lastroni di pietra, quello delle piccole cucine dai
camini e forni a legna intonacati di gesso, quello dai pavimenti di cotto e
dagli armadi a muro, quello ingentilito da rustiche cassapanche e serti di
peperoni secchi. Percorrendo i vicoli, passando da una scena all’altra si
respira la preistoria della modernità. Ci si può lasciar guidare dagli odori
di “Betlemme”: le fragranze del pane appena sfornato o del formaggio appena
sformato, dai dolci effluvi del vin brulè e dei suoi esotici
aromi. Si possono seguire gli echi squillanti dell’incudine e
giungere alla bottega del fabbro o i più tenui sulla pietra nel laboratorio
dello scalpellino o addirittura i più ovattati sul cuoio dei vecchi scarponi
nel piccolo antro del calzolaio. Ci si può confondere nelle penombre tra i
vecchi muri a pietra e dopo pochi passi essere catturati dalla luce liberata
da usci un po’ sgangherati e scorgervi operose donne sedute al telaio,
giovani fanciulle all’arcolaio o signore che friggono li turcinill’ per
i visitatori . E’ un presepe, ma soprattutto un tuffo nell’antico. È
un museo dell’architettura contadina; è una dimensione ammaliatrice dello
spirito e dei sensi. È un doloroso paradosso, uno di quelli a cui sovente la
vita ci mette di fronte: l’incanto dei luoghi è tanto più forte quanto prima
sono stati costretti ad abbandonarli i loro originari abitatori. Ma è Natale
…, abbandoniamoci al lento salire e scendere dei vichi, al sorriso cortese
delle “palestinesi” avvolte in splendidi costumi tessuti in casa o
all’austerità delle casacche “francescane” di sacco. Infine concediamoci
qualche sorsetto di buon vino e se vediamo apparirci un Erode dal rosso
mantello, con due o tre schiave accanto, … non temete, è tutto reale!
(© Prof. Ernano Marcovecchio)
FOTO DEL PRESEPE VIVENTE S.NATALE 2007-2008