MESSAGGI DI NATALE

S.Natale2007

"e lo depose in una mangiatoia"

perchè non c'era posto per te, Gesù,
nell'alloggio!
Che strano il tuo Natale!
Non ti hanno accolto
e continuano a non accoglierti...
tu li hai accolti
e continui ad accogliere tutti e sempre!

E in quella mangiatoia troviamo tutto il senso
della tua nascita e della tua missione:
* il compiersi della speranza
* la salvezza fattasi avvenimento
* l'Amore fattosi uomo.
E quella mangiatoia è il sogno di Dio
che per amore si fa uomo in te per
restituirci alla nostra vera identità.

Se per te, Gesù, non c'era posto,
accogli come mangiatoia le nostre
vite stanche, i nostri cuori induriti,
i nostri rapporti indifferenti
per ridarci coraggio, fiducia, luce,
pace, gioia, bontà...

e tu continui a nascere ogni giorno in
noi e nelle nostre comunità
per sostenerci con il tuo Amore e la tua presenza.


Vieni, Gesù, nostra Speranza,
torna a nascere
in chi è affaticato, deluso,
in chi è sfiduciato, triste,
in chi è provato, sofferente...

Vieni, Gesù, nostra Pace,
torna a nascere
dove c'è inimicizia, rancore,
dove c'è divisione, odio,
dove c'è violenza, guerra...

Vieni, Gesù, nostra Luce,
torna a nascere
in chi cerca la verità,
in chi opera per la giustizia,
in chi si impegna per il bene...

Vieni, Gesù, nostra Gioia,
torna a nascere
nel sorriso dei bimbi,
nell'accoglienza dei fratelli,
nella tenerezza dei sentimenti...

Vieni, Gesù, nostro Fratello,
torna a nascere
nelle nostre comunità,
nelle nostre famiglie,
in ciascuno di noi

...e ci sarà sempre
   posto
   per te, in noi
   per noi in te,
   Gesù.














Presepe

S.Natale 1999
Il Natale del nostro Signore Gesù Cristo
è davanti ai nostri occhi.
Ciò che è accaduto duemila anni fa
lo riviviamo nel mistero:
Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!




DUEMILA ANNI

È da duemila anni che sto nascendo.
In realtà venni alla terra e mai l'ho lasciata.
Mi sono fatto uomo e continuo ad esserlo, eternamente.
Ogni anno mi celebrano e ricordano la mia venuta. "Ringrazio".
Però non mi piacciono queste festività natalizie.
Mi ripugna che prendano il mio nome, si commercializzi la mia nascita,
e che questa venga tramutata in propaganda per vendere e che gli sciuponi feriscano la mia povertà.
Le luci multicolori non godono della mia simpatia,
come pure le persone che adornano gli alberi col cotone, né i presepi di gesso o do legno.
"Li comprendo". Ma voi avete capito bene la mia visita?
Sapete dove vivo, dove abito e qual è la mia presenza su questa terra?
Ma perché guardate il passato e non aprite gli occhi sul presente?
Perché vi date pena per la mia miseria e dolore nella stalla di Betlemme,
mentre rimanete indifferenti di fronte alla miseria, l'emarginazione,
la solitudine, il licenziamento, la fame e l'alcolismo di tanti uomini della città e della campagna?
Come potete parlare di Gesù se non siete capaci di riconoscermi oggi,
quando cammino come un viandante per la strada, quando chiedo pane,
vendo dolci, lucido scarpe, rubo la frutta o canto in fondo agli autobus?
Credete voi che possono rallegrarmi i canti natalizi o la liturgia
se poi non mi ricevete o se mi disprezzate in volti molto concreti e vicini?
Sono nato duemila anni fa, venni sulla terra venti secoli fa. Continuo a nascere.
Non me ne sono mai andato via…
(M. Ortega Riquelne)

 

S.Natale 2000
Coraggio! Non temete: ecco il nostro Dio egli viene a salvarci. (Is 35,10)
In questo giorno, ognuno si porta dentro un richiamo misterioso, ma imperioso!
Siamo con la nostra storia, con i nostri fardelli, con le nostre attese…
Avvertiamo intensa la nostalgia di pace, di serenità, di fraternità…
In una parola, nostalgia del Salvatore!
Abbiamo voglia di tornare bambini dinanzi al presepe,
non riusciamo a decifrare bene tutti i sentimenti che turbano il cuore.
E siamo venuti ancora una volta per riascoltare l'annuncio di quella notte
che ha cambiato la storia dell'umanità: "oggi è nato per noi il Salvatore"
Siamo venuti a vedere e riconoscere il segno:
"un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia".
Siamo venuti per lasciarci contagiare dallo stupore, dalla meraviglia,
dalla gioia degli angeli e dei pastori.
Siamo venuti a lasciarci sorprendere.
Ti abbiamo cercato altrove, ci siamo smarriti per sentieri tortuosi,
abbiamo rincorso illusioni e miraggi, ci siamo fabbricati false certezze…
Tu ci dai ancora appuntamento qui.
E ti manifesti Nella fragilità di un bambino, nella povertà di una grotta, nella luce di una notte.
E ti doni a noi Nei segni familiari, meravigliosi, semplici della PAROLA e del PANE,
che sono per noi oggi, il tuo nascere in noi e per noi, O EMMANUELE!
Il grande atto d'amore se nasce in una stalla
e la sua in finitezza e onnipotenza è ridotta ad un vagito di bimbo
in balia della storia e della cattiveria degli uomini,
è perché deve insegnarci la lezione più difficile della vita:
preparare il nostro essere all'impotenza e alla debolezza delle cose.
Se viene nascosto nella pasta del mondo, ed accetta non gli onori del potere ma il sudore dell'operaio,
è perché deve abituarsi e abituarci al sudore dell'agonia.
Se farà suo l'atteggiamento, maturato dai profeti, del "servo di JHWH", dell'Innocente,
è perché è cosciente che il Regno, quello vero, di Dio, non sarà un regno politico di potenza, di stabilità, di benessere, ma l'atto d'amore più grande che poteva essere fatto quaggiù nei confronti di Dio,
l'accettazione della povertà dell'uomo di cui la morte è caparra e passaggio.
Non è facile amare, né per noi né per il Cristo, ma nulla è così grande e così perfetto quanto l'amore di Gesù, nella sua povertà volontaria ed amata.
Direi che nulla mi è più caro di questa povertà di Dio: ecco il più alto grado di amore
(Carlo Carretto)

S.Natale 2001
Egli è la nostra pace
L'alba del duemila ci aveva dischiuso orizzonti di speranza, di ottimismo, di fiducia;
prospettive incoraggianti per un millennio di convivenza pacifica e solidale fra i popoli,
pur sperimentando e soffrendo ancora la fatica e la pazienza per edificare la civiltà dell'Amore.
Ma improvvisamente, incredibilmente, drammaticamente siamo sprofondati nel buio totale,
disorientati, smarriti, terrorizzati…: undici settembre 2001!
E siamo ripiombati nella guerra, di ogni genere, soprattutto ci siamo arroccati nelle diffidenze,
nelle paure, nei sospetti… "COMUNQUE VADA, SARA' PER TUTTI NOI UN NATALE DI GUERRA",
così terminava un articolo apparso in prima pagina su La Stampa il 13 novembre n.s.
a commento dell'altro aereo caduto su New York il giorno precedente.
Immediatamente mi sono ribellato a questa conclusione e mi son detto e continuo a ripetermi:
"NONOSTANTE TUTTO, NATALE SARA' ANCORA E PER SEMPRE E PER TUTTI UN DONO DI PACE!"
E ho pensato di affidarmi a questo semplice strumento -questo libricino- perché questo annuncio,
eco di quello della Notte di Betlemme, continui a diffondersi e a raggiungere gli uomini che "Dio ama".
"Dio è disceso sino alle profondità della carne e della morte per trarne fuori l'uomo.
La sua venuta riguarda ogni uomo poiché da quando Dio ha assunto umana carne,
chi tocca un uomo tocca Dio: sono carne sua gli uccisi e gli uccisori,
i terroristi e coloro che li perseguono, i poveri, gli affamati e i ricchi ingordi;
chi tocca l'uomo tocca il corpo del Messia che continua, sino alla fine del mondo,
la sua pressione sino a che la sua vittoria non sia totale, definitiva… nei nuovi cieli e nuova terra"
(cfr editoriale Vita in Cristo e nella Chiesa n.10 Dic. 2001)
Natale: Dono di Pace! Dono che è Presenza
Presenza che è Salvezza
Salvezza che è Pace!
"EGLI E' LA NOSTRA PACE" (Ef. 2,14)
Dono da invocare: "O Dio, vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto"
"Vieni, Signore Gesù, vieni non tardare"
Dono da valorizzare nell'impegno concreto per una società più giusta, più solidale,
più pacificata, più prospera per tutti:
"Conquistiamo il mondo non con bombe e fucili, ma con l'amore e la comprensione.
La pace comincia da un sorriso:
sorridi cinque volte al giorno a qualcuno al quale in realtà non vorresti sorridere affatto.
Fallo per la pace. Irraggiamo la pace di Dio,
per accendere la sua luce e spegnere nel mondo e nei cuori degli uomini ogni odio e ogni amore di potere"
(Madre Teresa)
Ecco la riflessione, la preghiera, l'augurio per questo Natale di Pace e per un nuovo anno in cui poter essere coraggiosi instancabili pazienti "strumenti di pace"
( Don Rino)


IL SOGNO
"Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci;
un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo,
non si eserciteranno più nell'arte della guerra" (Is. 2,4).
Sì, forgeranno le nostre spade in vomeri e le lance in falci. Sogni?
Sì, sogni, ma che fanno vivere, che ci danno coraggio,
che ci tirano fuori dal nostro dubbio esistenziale che è il nostro vero peccato
e ci propongono un mondo diverso,
un mondo che è dentro di noi e che se dipendesse da noi
realizzeremmo subito subito.
Chi ci dice che colui che ha "creato i cieli e la terra" (Sal 134,3) non abbia le stesse idee,
gli stessi desideri nostri? E chi ci dice che non sia proprio Lui a incidere il sogno del nostro cuore, a suggerircelo, a dirci di camminare in modo da realizzarlo veramente,
a dirci che gliela faremo… che verrà un tempo.
Sì, verrà… Il sogno messianico è un annuncio fra cielo e terra,
è un ponte fra due rive, un albero sul tuo sentiero assoluto.
L'ispirazione viene da lontano, ma sei tu che lo vivi.
Ti è dato da un annuncio, ma tocca a te pensarlo;
viene dall'altra sponda, ma lo realizzi sulla tua sponda.
Io credo che sia il modo con cui Dio ci chiama, ci educa, ci abitua al suo modo di pensare.
Ascoltando, camminando, fermandoti, il sogno si fa più preciso in te.
(Carlo Carretto)

NATALE 1931
Arriviamo a questo Natale con due angosce nel cuore e vorremmo poterle deporle e
guarire davanti al Presepio. Avremo la pace o la guerra?
Come si risolverà la crisi economica, che per alcuni di voi è perdita di guadagno e di ricchezza, per molti: disoccupazione, strettezze di ogni genere, fame? Cosa vi posso dire?
Come uomo, nulla… Come prete?
Come prete… ho il dovere di parlarvi e voi di ascoltare una parola chiara e audace, la quale non è la solita affermazione: si sta male e la va male perché abbiamo abbandonato la strada della religione.
Se mi accontentassi di questa risposta, avreste ragione di non essere soddisfatti…
Perché si sta tanto male, oggi? Quasi tutti sono d'accordo nel dire che la colpa è delle barriere.
Quali barriere? Tutte: dalle doganali alle nazionali, dalle individuali alle collettive,
anche quelle che sembrano giustificate dai sacri egoismi.
Trovata la causa, trovato il rimedio: demoliamo le barriere!
Parrebbe una cosa facile, invece, sia perché manchi la volontà o l'animo,
nessuno ci si prova, o trovandovisi non conclude.
Vedo gente che col pretesto di demolire qualche barriera ha finito per innalzare di nuove e di più gravi.
Cosa pensa la religione delle barriere?
Le barriere sono costruzioni umane: Dio non le ha volute, né comandate.
Dio non ha fatto le montagne, i fiumi, i mari, perché dividessero i popoli,
come, distribuendo variamente i suoi doni di fecondità, di forza, di intelligenza,
non ha inteso che servissero come motivo di separazione e di differenza tra gli uomini.
Neppure il muro di casa o la cinta del campo, neppure la diversità degli usi,
del linguaggio, dei colori, niente è divisorio nel pensiero divino.
Quindi, la religione non approva nessuna barriera… Dove nascono le barriere?
Da una prima barriera, che a buon diritto porta il nome di originale:
quella che l'uomo ha innalzato tra se e Dio. Le rimanenti non sono che l'ombra di quella.
Non vedendo più Dio, l'uomo non ha più visto neppure il fratello e si è fatto furbo,
padrone, prepotente, nemico.
Non vedendo più il padre, l'uomo ha cercato di diventare provvidenza a se stesso in qualunque modo…
Noi non siamo capaci di distruggere le barriere.
È l'opera delle nostre mani e ne siamo perdutamente innamorati.
Fu necessario che venisse Uno di là, Gesù Cristo a spezzare il muro…
Le barriere tra gli uomini cadranno soltanto quando,
in unione col Cristo vorremo la ripresa in pieno dell'unità tra il cielo e la terra.
La nostra impotenza di mente, di volontà e di cuore può essere superata dalla forza che viene dal Signore.
Noi l'abbiamo, nelle nostre raffigurazioni lasciato allo stato di Bambino e di Crocifisso,
cioè in una condizione di impotenza.
Ma pure in tale rappresentazione che dice la nostra mancata collaborazione e quindi la nostra grande responsabilità, Gesù Cristo ci parla e ci illumina, in quanto che in lui sofferente come Bambino e come Crocifisso, noi possiamo intravedere gli effetti spaventosi delle nostre divisioni, cioè dei nostri peccati.
Nel Presepio vediamo bambini di tutto il mondo che piangono di fame e di abbandono,
sulla Croce i nostri compagni disoccupati, taglieggiati, oppressi e crocifissi.
Non ascoltate che vuole dimostrarvi che le barriere sono necessarie e che senza una guerra non si rimette a posto nulla…
Guardate il Presepio o il Calvario e troverete la risposta all'incosciente menzogna.
E con la risposta, una grande speranza, perché è dal Presepio e dal Calvario che incomincia la Redenzione. Sentitemi. Se un giorno fosse passato un bambino, chi avrebbe osato sparare?
Fra le trincee costruite dalla nostra cattiveria è passato e passa non soltanto nel giorno di Natale,
Gesù, che ha il volto, gli occhi, la grazia incantevole dei nostri bambini.
Chi oserà sparargli contro?
(Don Primo Mazzolari omelia Natale 1931)


PREGHIERA PER LA PACE
Signore, tu sai che non mi occupo di armi.
Desidero soltanto essere tuo strumento nel portare pace al mondo.
Mio Signore, dove c'è la pace le armi non hanno importanza.
Dove c'è la pace la gente si può amare come tu ci ami.
Dacci la pace, o Signore, e fa che le armi siano inutili in questo mondo meraviglioso. Amen.
(Madre Teresa)


S.NATALE 2002
ENTRERA' LA SPERANZA: CRISTO E' TUTTO PER NOI!
Vorremmo poter fare di più.
Pur non riuscendovi, non ci abbattiamo e non perdiamo la fiducia.
Sappiamo, infatti, che la felicità del mondo non è il risultato delle nostre fatiche e del nostro impegno,
ma è dono gratuito del Signore.
Nel Signore è la nostra forza!
In Lui è la nostra fiducia!
Lui e la nostra speranza!
Coltiviamo e rinnoviamo, perciò, la nostra speranza nel Signore!
Ripetiamo insieme e facciamo nostra la "confessione di speranza"
riprendendo le espressioni dei Vescovi al termine del Secondo Sinodo per l'Europa:
"Tu, o Signore, risorto e vivo, sei la speranza sempre nuova della Chiesa e dell'umanità;
tu sei l'unica e vera speranza dell'uomo e della storia; tu sei tra noi la speranza della gloria (Col 1,27)
già in questa nostra vita e oltre la morte.
In te e con te noi possiamo raggiungere la verità, la nostra esistenza ha un senso,
la comunione è possibile, la diversità può diventare ricchezza,
la potenza del Regno è all'opera nella storia e aiuta l'edificazione della città dell'uomo,
la carità dà valore perenne agli sforzi dell'umanità, il dolore può diventare salvifico,
la vita vincerà la morte, il creato parteciperà della gloria dei figli di Dio".
Sì, carissimi, non perdiamoci d'animo! Riconosciamo che "Cristo è tutto per noi" (Sant'Ambrogio).
Crediamo che Lui ci è assolutamente necessario (Paolo VI).
Gesù è il termine vivo e personale delle nostre aspirazioni, dei nostri progetti, delle nostre decisioni e realizzazioni.
Egli è la nostra salvezza, vita e beatitudine!
(Dionigi Card.Tettamanzi Arc. di Milano)
                                                                                                                                                          



Torni a nascere
Gesù Cristo, Salvatore, nostra gioia e nostra speranza:
torni a nascere fra noi, torni a nascere in noi:
aiutaci ad accoglierti, ad aprirti le porte dei nostri cuori.
In te Dio Padre ha manifestato a tutti gli uomini, la grazia che salva.
Insegnaci a respingere ogni malvagità e i nostri desideri cattivi,
per vivere con saggezza, giustizia e amore, impegnati in opere buone.
Non renderci indifferenti alla tua presenza.
Resta con noi: con il tuo Amore con la tua luce
con la tua pace con la tua gioia con il tuo Santo Spirito.
Amen. (Natale 1983)



S.NATALE 2003
LA VITA SI E' FATTA VISIBILE: NOI L'ABBIAMO VEDUTA

"Il nostro Salvtore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci!
Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita,
una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne.
Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perchè il nostro Signore,
vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa,
è venuto per la liberazione di tutti.
Esulti il santo, perchè si avvicina al premio;
gioisca il peccatore, perchè gli è offerto il perdono;
riprenda coraggio il pagano, perchè è chiamato alla vita".
(Dai discorsi di S.Leone Magno, Papa)

 

Guardiamo a Te, o Cristo, PORTA DELLA VITA,
e Ti rendiamo grazie per i prodigi di cui hai arricchito ogni generazione.
Talvolta questo mondo non rispetta e non ama la vita.
Ma Tu non ti stanchi di amarla, anzi, nel mistero del Natale vieni a rischiarare le menti,
perchè legislatori e governanti, uomini e donne di buona volontà
si impegnino ad accogliere, come dono prezioso, la vita dell'uomo.
Tu vieni a donarci il Vangelo della Vita.
(Giovanni Paolo II
, Apertura Giubileo 2000)

 

PERCHE' SONO NATO DICE DIO
Sono nato nudo, dice Dio, perchè tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero, perchè tu possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla perchè tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio, perchè tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore perchè tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte perchè tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio, perchè tu non abbia mai a vergognarti di te stesso.
Sono nato uomo perchè tu possa essere "dio".
Sono nato perseguitato perchè tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità perchè tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio, per portare tutti alla casa del Padre.
(Lambert Noben)

S.NATALE 2004
"ANDIAMO FINO A BETLEMME...VEDIAMO QUESTO AVVENIMENTO
CHE IL SIGNORE CI HA FATTO CONOSCERE" (Lc 2,15)

"Mei cari fratelli,
vorrei essere per voi uno di quei cari pastori veglianti sul gregge, che la notte del primo Natale, dopo l'apparizione degli angeli, alzò la voce e disse ai compagni:" Andiamo fino a Betlemme, e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere"
Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è lungo, lo so. Molto più lungo di quanto non sia stato per i pastori. Ai quali bastò abbassarsi sulle orecchie avvampate dalla brace il copricapo di lana, allacciarsi alle gambe i velli di pecora, impugnare il vincastro, e scendere giù per le gole di Giudea, lungo i sentieri odorosi di sterco e profumati di menta. Per noi ci vuole molto di più di una mezzora di strada. Dobbiamo valicare il pendio di una civiltà che, pur qualificandosi cristiana, stenta a trovare l'antico tratturo che la congiunge alla sua ricchissima sorgente: la capanna povera di Gesù.
Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, lo so. Molto più faticoso di quanto sia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciar ealtro che le ceneri nel bivacco, le pecore ruminanati tra i dirupi dei monti, e la sonnolenza delle nenie accordate sui rozzi flauti d'Oriente. Noi, invece, dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati delle nostra sufficienza, le lusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostre conquiste... per andare a trovare che? "Un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia".
Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è difficile, lo so. Molto più difficile di quanto sia stato per i pastori. Ai quali, perchè si mettessero in cammino, bastarono il canto delle schiere celesti e la luce da cui furono avvolti. Per noi, disperatamente in cerca di pace, ma disorientati da sussurri e grida che annunziano salvatori da tutte le parti, e costretti ad avanzare a tentoni nelle circospezioni di infiniti egoismi, ogni passo verso Betlemme sembra un salto nel buio.
Andiamo fino a Betlemme. E' un viaggio lungo, faticoso, difficile, lo so. Ma questo, che dobbiamo compiere "all'indietro", è l'unico viaggio che può farci andare "avanti" sulla strada della felicità. Quella felicità che stiamo inseguendo da una vita, e che cerchiamo di tradurre col linguaggio dei presepi, in cui la limpidezza dei ruscelli, o il verde intenso del muschio, o i fiocchi di neve sugli abeti sono divenuti frammenti simbolici che imprigionano non si sa bene se le nostre nostalgie di trasparenze perdute, o i sogni di un futuro riscattato dall'ipoteca della morte.
Auguri, allora, miei cari fratelli.
Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L'importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perchè, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l'amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest'anno ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell'essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell'impegno storico, loo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera. Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quella della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte e illuminato di stelle. E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.
Buon Natale! Vostro
+don Tonino, vescovo

LA REALTA' SA DI PANE
NATALE

E' la sera di Natale e sento un pò di tristezza e di noia. Tanti giorni di preparazione a questo momento e poi la voglia di tornaresubito alla normalità.
Natale e Pasqua sono i due momenti in cui Dio è più "nudo", mentre noi ci arriviamo carichi, di regali, di pensieri, di agitazione. Facciamo l'opposto di quello che Gesù voleva, invece di spogliarci ci carichiamo di cose. Non mi sorprende la tristezza nei nostri occhi che nasce dal non essere arrivati a questa sera con poche cose, con un pezzo di pane raffermo.
Ci hanno fatto credere che con i soldi si può comprare tutto, la felicità, la gioia, l'autenticità, ma sento che ognuno di noi, arrivato a questa sera, avrebbe voluto un'altra cosa: forse mangiare solo un pezzo di pane, guardando però negli occhi tutte le persone che oggi erano con noi e, magari, sorridere loro davvero di cuore. Forse prendere un sorriso e regalarlo a chi non l'ha mai avuto, prendere un piccolo raggio di luce per metterlo lì, dentro una persona, dove c'è buio e notte. Avremmo voluto scoprire, oggi, una sorgente là dove tutto l'anno ci sono il fango e la melma e non si riesce a respirare. Avremmo voluto prendere una lacrima vera e poterla mettere negli occhi di quelle persone che non sanno mai piangere, prendere un pò di coraggio e darlo a chi ha paura di vivere, di scegliere, di lottare. Il disinteresse ci fa chiudere le mani, ci fa essere buoni quando non costa nulla, solidali solo con i nostri beni superflui. I nostri muri di omertà creano la più grande malattia del secolo: la solitudine.
Abbiamo perso l'uomo antico, quelloo che seguiva silenzioso il percorso di un seme, quello che adoperava le sue mani callose per spezzare il pane. Giuseppe e Maria, i Magi e i pastori, in questi giorni sono in cammino; si fidano di poche parole e di pochi segni: una stella, un sogno. E danno fiducia alla voce di Dio.
Sentono che si avvicina la consolazione della loro vecchia carne e si ringiovanisce in un bambino, sentono una speranza sul nascere, un Dio in divenire, un Dio che nasce nella più piccola città di Giuda e ha sul capo promesse divine. Il grembo di Maria così povero, la grotta di Betlemme così povera e semplice, diventano il loro rifugio, come per S.Benedetto, S.Francesco e come per ogni cercatore di Dio.
A loro, come a noi, è necessaria questa "spogliazione" contro ogni qualunquismo, contro il rifiuto dell'uomo di essere creatura, di essere semplice. E' necessario questo bambino nato in una grotta, nato fuori dalla città, fuori dalla massa, fuori dall'albergo, fuori dalla confusione, fuori dalle luci. Come a Betlemme, così in noi, questo bambino può nascere solo se ci sono queste condizioni, soltanto con questi ritmi.
Oggi "avviene qualcosa di nuovo e voi non ve ne accorgete". C'è un germoglio, ma come ogni germoglio è fragile e vuole fiducia e attenzione per imparare l'arte dell'aprire il cuore perchè scenda luce dal cielo e i due mondi, il divino e l'umano da sempre separati, si avvicinino non per collisione, ma per abbraccio.
Oggi Dio si è fatto figlio, la trascendenza è divenuta incarnazione, la paura si è fatta dolcezza, il lontano si è fatto vicino e Dio si è fatto figlio. E il giorno del coraggio e dell'amore, il giorno in cui Gesù ci insegna che per non aver paura dell'infinito, basta non aver paura di essere uomini.
Sì, è vero, da Gesù ad oggi non è cambiato un granchè, ma la vita sulla terra ha finalmente preso i colori della speranza.
(Luigi Verdi, "La realtà sa di pane", Romena pp.115-117)