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Da tempi immemorabili a Tufillo, la festività di San Giuseppe, il 19
marzo, viene associata alla devozione della distribuzione delle
panettelle. In tempi avari di cibo, come quelli che si sono avuti
nelle nostre zone fino alla prima metà del secolo scorso, la
panettell – almeno per un giorno - permetteva di assaggiare un po'
di buon pane anche ai più poveri.
Si racconta che alla festa di San
Giuseppe di Tufillo, partecipavano anche molti abitanti dei paesi
vicini, che vi accorrevano numerosi con la scusa di far visita ai
propri parenti e se ne tornavano a casa con le bisacce piene. La
procedura osservata per la loro preparazione – almeno in antico - era
assai elaborata: si sceglieva il grano migliore al momento della
trebbiatura; poi lo si mondava scrupolosamente dalla pula e lo si
lavava fino a renderlo ben pulito; infine, si richiedeva al mugnaio
una particolare attenzione affinché separasse la farina più raffinata
da quella più grezza. Al Santo veniva riservata, naturalmente, solo la
prima scelta e solo con essa si sarebbero impastate le panettelle.
L'utilizzo di una farina più scadente avrebbe invalidato l'offerta.
Oggi le pagnottelle vengono commissionate a qualche fornaio di
fiducia. La tradizione, però, richiede che, insieme alle
panettelle,
i devoti debbano preparare
anche il tarallo ed il bastone di
San Giuseppe, il primo da consumare generalmente in famiglia,
mentre il secondo viene donato alla chiesa. Attualmente questa
tradizione è mantenuta in vita da un ramo della famiglia Iacovitti, ma
nel passato essa fu praticata da più famiglie: si ricordano fra le ultime quella dei Caruso e dei Barisano. All'origine della devozione
vi è sempre un voto fatto dalla famiglia al Santo, mentre l'incentivo
a proseguirla spesso riposa sulla paura che chi la interrompesse
potrebbe incorrere in qualche disgrazia. Gli anziani raccontano che
alcune di queste famig lie,
avendo interrotto la tradizione, vennero
colpite da gravi sciagure e perciò, temendo il peggio, la
ripristinarono alla prima occasione. La devozione prevede un rituale
ben codificato: dopo la messa mattutina, il parroco si reca nella casa
degli offerenti e procede alla benedizione delle panettelle,
dei taralli e del bastone; dopo questa cerimonia, tutti
i famigliari si recano in tutte le case del paese e distribuiscono le
panettelle, in genere una per nucleo famigliare. Il bastone
viene portato in chiesa ed esposto ai fedeli durante la celebrazione
della messa. La famiglia che riceve la panettell, per
tradizione, la mangia senza companatico, non la taglia col
coltello, ma la spezza con le mani e la ripartisce in parti uguali fra
i suoi componenti. Questo rituale non può non rievocarci l'ultima cena
di Cristo.
(© A cura del
prof. Ernano Marcovecchio)
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