LA PIZZA FIGLIT E LU CANGARONE


La "pizza figlit" ha la forma del più conosciuto strudel. Nella sua ricetta classica essa o è farcita con numerosi ciccioli di lardo di maiale o è condita con peperoncino rosso seccato e macinato: nel primo caso prende il nome di  pizza figlit’ nghe l’ sfrivl’  e  nel secondo di pizza figlit’ nghe lu pupon’, comunemente dette anche la pizz’ nghe l’ sfrivl’   o la  pizz’ nghe lu pupon’.
Attualmente esse sono annoverate fra le specialità gastronomiche più tipiche dalla media valle del Trigno, ma … quella nghe lu pupon’  la si può gustare solo a Tufillo. È   molto difficile, se non addirittura impossibile, trovarla altrove. Queste due antiche pietanze ideate nel mondo dalla cucina povera, venivano preparate e consumate da coloro  che potevano disporre solo di pochi umili ingredienti: un po’ di farina,  dei peperoni del proprio orto o delle parti meno nobili  del maiale. Come tutte le ricette tradizionali, anche queste si sono tramandate oralmente, di generazione in generazione, e sono state  conservate nella memoria delle persone “esperte” come se fossero dei segreti di famiglia. Ancora oggi, il nostro fornaio custodisce - a suo dire – una sua formula segreta, nella scelta degli ingredienti, e la tutela scrupolosamente. Passeggiando per Via Roma in qualche serata estiva, ma senza escludere categoricamente che possa accadere anche nelle altre stagioni, può  capitare d’imbattersi in una tavolata di “Pizzofili sotto i lampioni”. Sono manifestazioni estemporanee promosse dal fornaio del paese, che non dimentica mai di preparare abbondanti quantità  sia di pizza figlit’ nghe lu pupon’  sia di quella nghe  l’ sfrivl’. E pensate cosa succede al palato … se ad esse  viene associato qualche buon bicchiere di vino cotto locale.
Le pizze nelle due ricette si possono gustare quotidianamente la mattina presso il forno del paese, ed il pomeriggio dei giorni festivi anche presso il Ristorante e Bar Bella Italia.
Una breve nota sull’etimo delle due pizze.
Nel dialetto tufillese di metà Novecento fugl’ * stava per figli, fugl’ ** per fogli e figlì per partorire. Da bambini avevamo sempre inteso l’espressione "pizza figlit” come “pizza partorita”. A rendere verosimile questa interpretazione, contribuivano l’ sfrivl (1), ovvero i ciccioli di lardo di maiale che la farcivano la rendevano croccante intorno, ma molle e fragrante all’interno. Quando la si spezzava, ancora fumante di vapore, nel freddo invernale, come da un ventre gravido, apparivano l’sfrivl, grassi e caldi, piccoli ma saporitissimi. Per noi fanciulli, la pizza figlit conteneva un vago senso di mistero. L’analogia tra il parto ed il disvelamento dei ciccioli, la sensazione di carpire qualcosa del tabù  della sessualità e della gestazione, l’idea di poter disporre quasi di una prova scientifica dell’illusorietà della favola della cicogna, ci rendeva la pizza figlit particolarmente affascinante e desiderabile. Crescendo e seguendo il suo processo di preparazione, l’etimo cominciò a vacillare e ci si dovette dolorosamente rassegnare all’inganno dell’omofonia: non figlit cioè partorita ma figlit ovvero fatta a fogli.
* La “u” pronunciata col suono gutturale come il dittongo “eu” in francese
** La “u” pronunciata come in muro
(1)Sfrivl’, (sfrigolo) da sfrigolare: scoppiettare friggendo.
(Immagini e testo a cura di E.M.)

"Lu cangarone" è un salame di formaggio; si riempie un budello di maiale con un impasto di formaggio, uova, mandorle, fegatini e uva passa; si fa bollire in acqua e si gusta tagliato a fettine.
Lu cangarone è una specialità del periodo di carnevale (martedì grasso).

(A cura di E. M.)

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