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RASSEGNA
STAMPA |
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Modesto Della Porta, il sarto – poeta di Guardiagrele, tra i più significativi cantori dialettali d’Abruzzo, ha lasciato pagine di grande espressività della nostra gente.
Nei cinque sonetti di “Brìndise”, Modesto Della Porta, ha fatto un ritratto pieno di dolcezza e con la sottile ed amabile ironia che lo caratterizzava, dell’abruzzese “gente paesana” subito fare un “complimento” all’ospite che gli si presentava in casa. E che cosa offre ? Il vino in tutte le sue qualità e qui si scopre tra gli altri “ lu vine cotte”, che è quello che più immediatamente viene messo in tavola davanti all’amico, al conoscente, al visitatore occasionale, allo sconosciuto.
Vino cotto, allora, come emblema di ospitalità dell’Abruzzo.
Un prodotto clandestino come i tanti immigrati che giungono in Italia in cerca di pane e di fortuna con le vecchie carrette marittime in cui tanti di loro trovano tragica fine.
Un “clandestino” però, che ha trovato da alcuni anni chi è deciso a dargli piena identità e riconoscimento a livello regionale, nazionale ed europeo, soprattutto, com’è avvenuto per il vino cotto “Marsala” della Sicilia e per il vino cotto delle Marche, che ha la sua capitale di riferimento a Loro (Ascoli Piceno).
E per riuscire a dare concrete possibilità di far riconoscere questo prodotto tipico della tradizione, è stato costituito un Movimento per la Tutela del Vino Cotto, che ha promosso la “Festa regionale del Vino Cotto” nel 2002 e nel 2003, organizzando anche un forum scientifico sull’argomento, con risultati di grande interesse che saranno pubblicati nel volume degli Atti in preparazione.
Queste manifestazioni, che hanno visto la partecipazione di centinaia di persone e di produttori di vino cotto di tutto l’Abruzzo, hanno offerto la possibilità di far conoscere in maniera più profonda questo prodotto della tradizione contadina abruzzese, illustrandone le modalità di preparazione, le componenti organolettiche , le qualità di gusto e sapore, i benefici per la salute, testimoniati dalla longevità di quanti ne fanno uso da anni.
Vino cotto allora.
Ricordiamo che in enologia si tratta di “un mosto concentrato mediante prolungata ebollizione in caldaie di rame aperte a fuoco diretto, fino a ridurlo a circa un terzo del volume iniziale “ , operazione questa che oltre ad eliminare l’acqua , produce trasformazioni che modificano sapore e profumo.Il vino cotto, va anche ricordato, viene utilizzato “per rinforzare mosti deboli e nella lavorazione del “Marsala” e di altri vini pregiati”.
L’intento del Movimento per la Tutela del Vino Cotto d’Abruzzo è quello di ottenere il riconoscimento per questo prodotto tipico della tradizione, attraverso norme legislative che ne sanciscano il disciplinare con le analoghe indicazioni di modalità di fabbricazione.
Ha una lunga storia alle spalle il vino cotto, perché gia nell’antichità usavano
cuocere i mosti : in Grecia, all’epoca di Roma, con una tradizione che si è mantenuta nei secoli e che si trova testimonianza in Abruzzo ai tempi di Annibale, il generale cartaginese protagonista della seconda guerra punica contro i Romani, che ha fatto sosta con il suo esercito ne tramano. Qui, facendo lavare i cavalli con vino vecchio li guarì dalla scabbia, curando anche i soldati.
Di vino cotto parla lo scrittore inglese Edward Lear, nel suo resoconto del viaggio fatto “nei tre Abruzzi” nel 1843-1844, riferendo di aver fatto la conoscenza con “quell’orribile bevanda chiamata vino cotto, che è vino nuovo, bollito per essere conservato”, facendo riferimento al “vino con il cotto”, procedura seguita dai contadini abruzzesi per riuscire a conservare vino fatto con uve non adeguate a causa di un’annata non felice. Ma lo stesso Edward Lear ricorda di aver “assaggiato alcuni vini stagionati per molti anni, che erano di poco inferiori al buon Marsala” facendo di certo riferimento a quello che viene definito “vino cotto”.
Tra le tante modalità di preparazione del vino cotto, che varia da contadino a contadino per qualche piccolo particolare, vale la pena ricordare quella indicata dall’enologo Carmine Festa, prematuramente scomparso, allo scrittore Mario Soldati.
La si può leggere nel libro da lui scritto “Vino al vino.Alla ricerca di vini genuini” (Milano , Mondatori, 1981, p.364) ne resoconto del suo viaggio dell’autunno 1975, nelle regioni italiane alla scoperta dei prodotti vinicoli.
“ Uve esclusivamente di Montepulciano d’Abruzzo – prescriveva Carmine Festa – si lasciano bollire, dopo pigiate, in un calderone di rame finche si riducono di un terzo del volume iniziale.
Supponendo che fossero tre quintali, sono ora un quintale : un quintale di un liquido senza alcool e ricchissimo di sostanza zuccherina, il concentrato.
Si prende ora un tino della capacità di sette quintali : lo si riempie con il quintale di vino bollito e con sei quintali di mosto fresco, sempre di Montepulciano d’Abruzzo. Si lascia fermentare il tutto per la durata di circa tre mesi. Ovviamente raggiunge un gradazione alcolica che sta tra i 17 e i 20 gradi. Questo che lei assaggia, ha poco più di 17 gradi e venti anni di età. Dopo i tre mesi di fermentazione, lo si conserva prima in botti piccole e poi in damigianette.
Ma il vino cotto , qui, non lo si fa tutti gli anni : soltanto in determinate occasioni tradizionali. Di solito lo sifa nell’anno in cui è nato, oppure sta per nascere, un figlio o una figlia. Poi lo si lascia invecchiare, e lo ribeve soltanto, quando quel figlio o quella figlia si sposa. Una produzione casalinga, che si consuma tutta in una famiglia. Infatti il vino cotto o , per l’esattezza il commercio del vino cotto, è vietato dalla nostra Legge . Vietato ? Ma perché ? perché la Legge contempla espressamente un’eccezione : il Marsala. La verità è questa : con la Legge si è soltanto voluto proteggere il Marsala”.
Da quel viaggio di Mario Soldati sono trascorsi molti anni. Nel frattempo ha ottenuto il riconoscimento il vino cotto delle Marche e sono state gettate le basi per il riconoscimento del vino cotto d’Abruzzo.
Quello dei “complimenti” agli ospiti, quello di cui aveva nostalgia il grande banchiere di Vasto , Raffaele Mattioli, di cui Mario Soldati scrive nel ricordato libro : “Ricordo infatti che Raffaele Mattioli, che era di Vasto, l’ultima città a sud in provincia di Chieti, e che parlava molto volentieri del suo paese, nominava, come vino abruzzese, soltanto il cotto”.
Cero il vino cotto deve confrontarsi con tanti vini pregiati e preziosi doc, Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Controguerra, ma ha diritto ad un suo angolo, una ”nicchia” , come si dice oggi, nell’Enoteca Regionale d’Abruzzo di Ortona, come ha auspicato il Presidente Tito Cieri nel corso del Forum a Borgo Pomaro di Roccamontepiano (CH).
Tratto da “Abruzzo è “ rivista di turismo, cultura, economia Agosto 2003.
Prodotti tipici : il VINO COTTO emblema dell’Abruzzo ospitale.
di Mario D’Alessandro ( Presidente Movimento per la Tutela del Vino Cotto Abruzzese).



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LA COLLINA
Il crinale occupato dalle case obbliga il passaggio in una direzione
da nord a sud. Solo la notte di Natale un alunga pertica risale
la china da sud a nord per diventare davanti la chiesa una grande
fiaccola in grado di scaldare la notte di Gesù Bambino.
Mio padre nacque in una di quelle notti ne millenovecento .
Appena nato la levatrice lo depose sulla neve per dargli vita.
Morì la notte di Natale del millenovecentottantasei.
Il campanile si scaglia insolente verso il cielo La chiesa a
chi viene da lontano sembra la Madonna assorta in preghiera.
La collina è un unico immenso oliveto intervallato da boschi
di querce e lecci. Mio nonno ne possedeva una gran parte. Comodamente
seduto sul suo balcone oppure in piedi sul torrione della sua
casa osservava col suo binocolo il fare dei suoi contadini.
Le terre gravate da alberi di olivi, e vigneti e querce producevano
vino e olio.
In distanza il fiume disegna la valle : il mare si intravede
verso est.
Il vento domina sovrano e, spazzate le nubi, dipinge il cielo
di un blu quasi insolente.
Il paese non ha piazze: un largo, quanto basta a far voltare
la corriera, il ripetersi del mercato, se è festa, a contenere
il palco con la banda.
Il vino cotto e la ventricina erano per me che vivo a Milano
l’occasione per rivivere i ricordi dell’estate e del Natale.
Apprendo con vero piacere dell’iniziativa che mi auguro possa
riportare in uso la capacità e la voglia di fare ancore le cose
come ai tempi di mio nonno quando bontà e genuinità non erano
ancora espressione letteraria.
Ancora un saluto ed un evviva a tutti voi perché tanta
tradizione del nostro paese possa sopravvivere ai ricordi di
quanti hanno conosciuto il passato.
In occasione della 1° festa del Vino Cotto e Ventricina sulle
Colline del Trigno : Tufillo 5 Agosto 2002.
di Ferdinando Berardi, tufillese, dottore al Fate bene Fratelli
di Milano , iniziatore del Movimento per la Tutela del Vino
Cotto a Tufillo.
HAPPENING DI LAND ART
L'estate 2007 è stata
caratterizzata da uno scenario apocalittico e di impotenza
nei confronti in quanto il fuoco ha distrutto un patrimonio
naturale, un processo di anni e secoli annientata in
pochissime ore.
Il 4 ottobre e il 21 marzo di ogni anno in tutte le scuole d'Italia
verrà celebrata la Festa dell'Albero. Lo stabilisce un decreto
interministeriale del Ministero delle Politiche agricole e forestali e
del Ministero della Pubblica istruzione.
Leggiamo dalla rassegna stampa l'happening organizzato da
A.I.A.M. (Artisti Indipendenti Abruzzo Molise) il 6 ottobre 2007 nell'area al Km 60+500 (Trignina).
(Articolo tratto da "Nuovo Molise" del 11 ottobre 2007)
Un successo l’iniziativa ambientalista e didattica a cura
degli Artisti indipendenti Land-art, e la natura rinasce
Installazioni creative nei boschi distrutti dagli incendi
TUFILLO - E’ stato un successo
l’iniziativa di sensibilizzazione ambientalista che si è svolta nei
giorni scorsi
lungo la fondovalleTrigno, precisamente nei territori
dei comuni di Fresagrandinaria, Lentella e Tufillo, i più colpiti dai
devastanti roghi dolosi deimesi scorsi. Un evento mediatico, artistico
e didattico nello stesso tempo, organizzato dall’associazione degli
Artisti indipendenti di Abruzzo e Molise, che ha coinvolto i ragazzi
delle scuole di numerosi centri della vallata del Trigno, anche del
versante molisano. A raccontare le emozioni evocate dall’happening di
land art dal titolo
"Il Mondo dell’Arte incontra il Bosco", è lo
scultore e docente Giuseppe Colangelo, uno degli ideatori
dell’iniziativa. «Sono stati presenti Luca Raimondi, musicista e
direttore della scuola di musica Niccolò Paganini di Cupello, Luana
Rabottini, docente e maestra di danza,
Paolo Dongu un artista
abruzzese dalle origini sarde ottimo coordinatore di gestione degli
eventi, Ettore Altieri un sansalvanese di Lentella e un delegato
dell’Alto Molise lo scultore Edoardo Lalli di Pescopennataro. Ha
partecipato anche il delegato dell’Ambiente e territorio di Mafalda,
Nicola Masciulli, che ha voluto incontrare tutti gli artisti». «Ad
inizio della giornata è arrivata la Protezione civile di Mafalda e
San Salvo, il sindaco di Tufillo, Marco Monaco, e Gianni Giammichele,
sindaco di Dogliola, il resto delle amministrazioni occupate da
impegni improrogabili e presi da
tempo! - continua Colangelo – Ciò che
più ci ha stupefatti è stata la presenza di un dirigente scolastico,
il professor Pierino Delle Donne, del Circolo didattico di Carunchio,
il quale si è detto dispiaciuto di non aver potuto portare altri
ragazzi. Spesso sono andato tra i curiosi spiegando loro il perché la
manifestazione stesse funzionando: tutti i ragazzi hanno lavorato e si
sono impegnati. Noi dell’Aiam stimo creando una piattaforma di tutto
questo, scritta da noi e dai giornalisti sensibili al nostro
territorio». «Il ’colpo di grazia’, e non solo per noi ma anche per i
ragazzi è stato l’arrivo dell’operatore Rai della Regione Abruzzo a
documentare tutto. Alla mia domanda: cosa ne pensi di questi ragazzi
intervenuti ad una land art? l’operatore ha risposto: è fantastico poi
con me sfondi una porta aperta, ho studiato in un liceo artistico». I
ragazzi, guidati dagli artisti, hanno restituito colore e un tocco di
vitalità al territorio desertificato dal passaggio del fuoco,
allestendo sui rami bruciati degli alberi delle striscioline di carta
bianca e colorata. Un colpo d’occhio davvero suggestivo, che ha
richiamato l’attenzione dei passanti sulle tematiche del rispetto
ambientale e della prevenzione degli incendi boschivi.
Francesco Bottone (Nuovo oggi Molise 11 ottobre 2007-San Salvo
area vastese)


Dogliola. Artisti e alunni fanno rinascere Simbolicamente il bosco
bruciato.
C’è vita sul colle del rogo
Strisce di carta al posto dei rami inceneriti
Dogliola.
Artisti, studenti e amministratori pubblici insieme per far
“rinascere” una collina llungo la Trignina devastata dagli incendi in
estate. Strisce di carta colorate agitate dal vento hanno preso il
posto delle foglie sui rami inceneriti. La fantasia e la creatività
hanno fatto il resto, riportando la vita tra la terre brulla. Su ogni
pezzo di carta sono stati scritti messaggi, parole, poesie
sull’ambiente. Gli oltre cento partecipanti all’happening “X-salvARTI”
hanno così creato una storia lunga un chilometro e mezzo per
raccontare il rapporto tra uomo e natura.
Le
testimonianze sono state scritte su strisce bianche, rosse, blu, verdi
e gialle, colori scelti per rappresentare simbolicamente lo spazio, il
fuoco, l’aria, l’acqua e la terra e , come le preghiere tibetane,
mosse dal vento diffonderanno i buoni pensieri nel mondo. La
manifestazione è stata organizzata dall’Aiam (Artisti Indipendenti
d’Abruzzo e Molise) con i comuni di Tufillo, Dogliola,
Fresagrandinaria, Palmoli, Lentella e Mafalda. Per la festa è stata
scelta la collina al chilometro 60+500 della fondovalle Trigno, al
bivio tra Dogliola e Mafalda, poco distante dalla ex centrale
idroelettrica. Nei mesi scorsi quella collina è stata distrutta dalle
fiamme e della natura rigogliosa non restava più nulla, se non i
tronchi anneriti dalla fuligine. “Nemmeno le nuvole al a pioggerella
hanno fermato le scolaresche”, racconta Giuseppe Colangelo,
scultore di Castiglione Messer Marino e promotore
dell’appuntamento insieme all'artista Paolo Dongu.
“Attraverso l’arte e la fantasia, dal lembo più a sud della provincia
di Chieti, a due passi dal Molise, è stato lanciato un messaggio
importante: quello della salvaguardia e del rispetto della natura”,
aggiunge l’organizzatore. Con loro hanno collaborato Luca
Raimondi, Luana Rabottini, Tino
Colacillo, Domenico e Mario Fangio,
lo scultore Ettore Altieri ed Edoardo Lalli,
scultore di Pescopennataro. Oltre agli scolari dell’Alto vastese, è
arrivata anche una delegazione del Comune molisano di Mafalda,
rappresentata sia dagli scolari che dall’assessore all’Ambiente e
territorio, Nicola Maciulli, e dai volontari della
Protezione civile presenti insieme a quelli di San Salvo. Durante
l’estate centinaia di ettari nel comprensorio sono stati divorati dal
fuoco e tra i centri più colpiti ci sono stati Tufillo e Dogliola. I
due sindaci, Marco Monaco e Giovanni Giammichele, con la loro
partecipazione alla festa hanno ribadito l’importanza della
sensibilizzazione e dell’educazione dei più giovani sulle tematiche
ambientali. “X-salvARTI non si è concluso con la manifestazione
all’aperto”, ricorda Col angelo, “Nelle prossime settimane ci saranno
incontri nelle scuole e laboratori creativi e un convegno
sull’ambiente”.
Simona Andreassi (Il Centro 08 Ottobre 2007 – Cronaca di Vasto)
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